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Via Chiesa Nord, 26, Rovereto sul Secchia (MO) 41016 , Italia 

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La Tana Tattoo e Mystic Lab.

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Il morbo del consumo: La doppia faccia del Tatuaggio Moderno
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Il morbo del consumo: La doppia faccia del Tatuaggio Moderno

Lella Freak

13/02/2026 18:21:00

“La faciloneria di un tatuatore e la leggerezza di un cliente possono essere una combinazione devastante.” cit. Alessandra Castellani - Etiche dei rib

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"I Sogni di Quando Eravamo Piccoli: Cosa Volevi Fare da Grande?"

Lella Freak

27/06/2025 18:33:00

Cosa Volevi Fare da Grande? Riflessioni su Sogni e Realtà.

La Tana: Un Rifugio Magico che Rinnova il Concetto di Laboratorio Creativo
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La Tana: Un Rifugio Magico che Rinnova il Concetto di Laboratorio Creativo

Lella Freak

11/06/2025 20:39:00

Mel dizionario Italiano la tana è uno spazio trovato o creato in natura per potersi nascondere, ripararsi e vivere.

Tarocchi: cosa sono?
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Tarocchi: cosa sono?

Lella Freak

01/04/2026 16:59:29

I Tarocchi non sono solo uno strumento Divinatorio, ma un mezzo per conoscerti nel profondo. Un mezzo artistico e che stimola l'inconscio con le immag

Rituali e Simboli: Un Viaggio Emotivo tra Cultura e Trasformazione Personale
Teorie dell'Abisso, marchio-dellanima-, ritual-tattoo-, linee-fosche, esoteric-tattoo-,

Rituali e Simboli: Un Viaggio Emotivo tra Cultura e Trasformazione Personale

Lella Freak

13/01/2026 17:14:00

Le pratiche rituali “trasmettono un significato emotivo a un’azione” (cit.),

Il morbo del consumo: La doppia faccia del Tatuaggio Moderno

13/02/2026 18:21:00

Lella Freak

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Il morbo del consumo: La doppia faccia del Tatuaggio Moderno

“La faciloneria di un tatuatore e la leggerezza di un cliente possono essere una combinazione devastante.” cit. Alessandra Castellani - Etiche dei rib

 

 

 

“La faciloneria di un tatuatore e la leggerezza di un cliente possono essere una combinazione devastante.” cit. Alessandra Castellani - Etiche dei ribelli per la pelle: storia e cultura dei tatuaggi. Costa&Nolan 2005

 

 

 

 Un’aria di celata insofferenza e silenziosa resistenza si sparge come un morbo tra le file di noi “ribelli per la pelle”, di quelli che sarebbero stati chiamati reietti, disagiati e criminali. Oggi siamo gli eredi, in un’era che, più fulgida di falso sfavillio, non avremmo mai potuto immaginare (o sperare). Ci ritroviamo in quel paradosso di accettazione e iperconsumo che ci svuota e ci priva della nostra vera natura e intenzione, nel creare arte che cura ed eleva lo spirito.

 

✶

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Devo ammettere, mio caro amico, che io stessa, ahi me!, mi sento contagiata da questo morbo. Parlare di quello che è il mio ruolo professionale da tatuatrice non mi è del tutto naturale e spontaneo come potresti ben pensare. Mi ritrovo in un limbo interiore che mi affligge ormai da svariato tempo e, con rammarico, noto colpire anche altri avventurieri che marchiano la pelle per tirare a campare. 

 

✶

 Ed è proprio qui il groviglio di questa ingarbugliata questione! Di tirar a campare non si può proprio parlare! Poiché (per quello che riguarda la mia esperienza) non ho mai vissuto momenti più pieni in termini di guadagno e richiesta. In un contesto sociale sempre più in bilico e sull’orlo del collasso (se non strutturale, di sicuro mentale) il tatuaggio vive un’epoca d’oro, fatta d’innovazione, accettazione, diffusione e richiesta, tanta richiesta! 

 

✶

 

Proprio in quella mancanza di sostanza e benessere materiale il tatuaggio trova posto, compensando

questo divario, rappresentando esso stesso un bene di lusso e di affermazione della propria immagine.

Che romanticamente mi piace pensare come un ritorno alle origini; in quel tempo in cui il bipede arcaico usava il marchio sulla pelle come un oggetto magico che comunicava senza l’uso di alcun suono; 

unico mezzo intoccabile e trasportabile, senza esserne spogliato in modo alcuno, se non solo dalla morte.

 

✶

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“I tatuatori stessi a volte dicono ai loro clienti, facendoli fremere, che il tatuaggio dura oltre 

la morte, perché la pelle conserva il segno tatuato fino alla sua decomposizione, 

dopo che il cuore ha smesso di battere e 

i centri nervosi di funzionare.”

 cit. Alessandra Castellani - Etiche dei ribelli per la pelle: storia e cultura dei tatuaggi. Costa&Nolan 2005

Compensazione che l’uomo moderno non usa per connettersi col divino o materializzare l’inconscio, ma come sfogo! Un desiderio di appagante fame egoica che deturpa i corpi in perfetti sticker ambulanti. 

In tutta questa frenetica, teatrale commedia io, “buffone della sorte!” cit., 

che anelo interpretare il ruolo dello sciamano stregone, mi ritrovo nei panni della fotocopiatrice seriale.

 

✶

 

E tu, mio buon amico, so già che penserai: “Ma che stai a dire! Fai il lavoro che ti piace, ma devi accontentare anche il cliente!”. Già, non sai quante volte mi sono ripetuta questo compromesso nella mia mente. La consapevolezza di possedere il privilegio di realizzare una vita indipendente, libera dal cartellino aziendale, mi ha fatto credere che chiedere di più sarebbe da avido Scrooge. 

Eppure, nonostante tutto, lo sento… lì dietro la nuca, dentro allo stomaco, nella gola, una sensazione labile ma pungente… una piccola cruna d’ago che divarica lo spazio tra l’automatismo giornaliero e la coscienza.

 

✶

 

 Giorno dopo giorno, quell’estensione aumenta sempre di più, addormentando la percezione, 

paralizzando l’entusiasmo, disconnettendo l’intenzione. Così mi accorgo di essere 

un riflesso distorto di quella me che avevo intenzione di essere, un tentativo mal riuscito che imita maldestramente l’opera al rosso.

 

✶

 Giorno dopo giorno, quell’estensione aumenta sempre di più, addormentando la percezione, paralizzando l’entusiasmo, disconnettendo l’intenzione. Così mi accorgo di essere un riflesso distorto di quella me che avevo intenzione di essere, un tentativo mal riuscito che imita maldestramente l’opera al rosso.

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Non che io voglia attribuire colpa ad alcuno! Sia questo spazio digitale il mio testimone che non è l’intento di questo scritto. Il presente vaneggio è uno svuotamento di budella, una plateale espiazione di verità che in quello spazio pulsava per venire alla luce, come un raggio di sole che si apre il varco tra le nubi oscure. Rendere reale quello che volevo nascondere a me stessa mi permette di ricominciare, di rimettere in ordine nel mio percorso e aggiustare la direzione della mia freccia. 

 

✶

Per questa non richiesta seduta in confessionale devi ringraziare la collisione di eventi che mi ha portato, nella stessa ora, a leggere una splendida lettura di Elena (@awitchypath) e a guardare la prima puntata di @untoldink.podcast.

 

✶

 

Ti ringrazio per essere stato qui a condividere questo spazio di rivelazione noir grottesca. 

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti, se hai percepito questa visione delle cose anche in altri contesti del nostro presente, ma soprattutto se vorresti approfondire il tema con altri articoli a riguardo.

 

✶

 

Che questo sia l’inizio di una nuova era, in gloria e grazia dello splendente conduttore delle muse. 

Gloria et gratia Apollo Phoebi Musagetae

 

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 "Quando ti senti dubbiosa di quello che stai facendo, rallenta e centrati profondamente; se è bel tempo esci fuori e lasciati inondare dalla luce del sole per avere chiarezza su dove stai andando.  Tu ami profondamente entrambe queste cose, e possono tranquillamente coesistere in un modo che non solo è produttivo in termini meramente economici, ma anche in termini emotivi e personali; portandole avanti insieme possono diventare qualcosa che ti soddisfa profondamente a livello spirituale. Sei sul percorso giusto, abbi fiducia in te stessa e nelle tue capacità. Tu sei la magia, 

non te lo dimenticare mai. "

Elena

 

 


✶ Giacomo Leopardi, Dialogo della Moda e della Morte ✶

 

Testo Parafrasato 

fonte: https://giorgiobaruzzi.altervista.org/blog/leopardi-dialogo-della-moda-e-della-morte/

 

Moda. Signora Morte, signora Morte.

 

Morte. Aspetta che sia l’ora, e verrò senza che tu mi chiami.

 

Moda. Signora Morte.

 

Morte. Vattene al diavolo. Verrò quando tu non vorrai.

 

Moda. Come se io non fossi immortale

 

Morte. Immortale? Sono già passati più di mille anni da quando sono finiti i tempi degli immortali.

 

Moda. Anche Madama petrarcheggia come fosse un poeta italiano del cinque o dell’ottocento?

 

Morte. Mi sono care le rime di Petrarca, perché vi trovo il mio Trionfo, e perché parlano di me quasi dappertutto. Ma insomma togliti di torno.

 

Moda. Suvvia, per l’amore che porti ai sette vizi capitali, fermati un po’, e guardami.

Morte. Ti guardo.

 

Moda. Non mi conosci?

 

Morte. Dovresti sapere che ho cattiva vista, e che non posso usare occhiali, perché gli Inglesi non ne fanno adatti a me, e se anche li facessero, io non riuscirei a metterli (*essendo priva di naso e orecchie, secondo la sua tradizionale raffigurazione come teschio).

 

Moda. Io sono la Moda, tua sorella.

 

Morte. Mia sorella?

 

Moda. Sì: non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?

 

Morte. Che vuoi che ricordi io che sono nemica mortale della memoria!

 

Moda. Ma io me ne ricordo bene. E so che entrambe miriamo a demolire e a trasformare di continuo le cose di quaggiù, benché seguendo strade diverse.

 

Morte. Se tu non parli col tuo pensiero o con una persona che tu abbia in gola, alza la voce e scandisci meglio le parole. Se borbotti tra i denti con quella vocina così esile, non posso sentirti, perché l’udito, se non lo sai, non mi serve meglio della vista.

 

Moda. Benché sia contrario alle buone maniere e sebbene in Francia non sia di moda parlare per essere ascoltati, poiché siamo sorelle e tra di noi non c’è bisogno di troppi riguardi, parlerò come vuoi tu. È nella nostra natura e nelle nostre abitudini rinnovare continuamente il mondo, ma tu ti sei sempre dedicata alle persone e al sangue, mentre io mi accontento di solito delle barbe, dei capelli, degli abiti, dei mobili, dei palazzi e di cose simili. È ben vero però che io non manco di imporre giochi di tortura paragonabili ai tuoi, come ad esempio sforacchiare orecchi, labbra e nasi, e lacerarli per appendere ai fori gingilli di scarso valore, oppure bruciare le carni degli uomini con stampi roventi (*per realizzare tatuaggi). Oppure, ancora, induco a deformare le teste dei bambini con fasciature o altri accorgimenti, per la moda del paese di modellare teste tutte simili, come in America e in Asia. E ancora: a storpiare la gente con calzature troppo piccole, a soffocare e a far scoppiare gli occhi per la strettezza dei busti, e cento altre ancora. Anzi, in genere io persuado e costringo tutti gli uomini nobili a sopportare ogni giorno innumerevoli fatiche e disagi, dolori e supplizi, e qualcuno persino a morire coraggiosamente, per l’amore che mi porta. Potrei citare i mal di testa, i raffreddori, le congestioni e le emorragie, le febbri giornaliere, terzane o quartane, che gli uomini si procurano per ubbidirmi. Sopportano di tremare per il freddo o di soffocare per il caldo, secondo le mie indicazioni, di proteggersi le spalle con panni di lana e il petto con panni di tela, e di fare ogni cosa come dico io, anche se è per loro dannosa.

Morte. Va bene, va bene. Credo che tu mi sia sorella, ne sono certa più della morte, senza bisogno di certificati. Ma restando così ferma svengo, perciò se ce la fai corri accanto a me, cercando di non crepare, perché io corro veloce. Mentre corriamo, potrai dirmi di che cosa hai bisogno. Altrimenti, per riguardo alla nostra parentela, ti prometto che alla mia morte ti lascerò tutti i miei beni, e accontentati di questo.

 

Moda. Se noi dovessimo correre insieme il palio, non so chi delle due vincerebbe la prova, perché se tu corri io galoppo, e se tu svieni a fermarti in un luogo io ne esco stremata. Sicché ricominciamo pure a correre, e mentre corriamo parleremo di affari.

 

Morte. Bene allora. Dunque, poiché sei nata da mia madre, sarebbe il caso che tu mi aiutassi in qualche modo nelle mie faccende.

 

Moda. L’ho già fatto in passato, più di quel che pensi. Intanto, io che annullo e stravolgo continuamente tutte le usanze, non ho fatto interrompere da nessuna parte del mondo quella di morire che, infatti, dura ovunque, fino a oggi, dall’origine del mondo.

 

Morte. Bel miracolo, non fare quello che non avresti potuto!

 

Moda. Come? Non avrei potuto? Tu non sembri conoscere la potenza della moda.

 

Morte. Bene bene. Di questo faremo in tempo a parlare quando vi sarà l’usanza che non si muoia. Intanto, però, vorrei che tu da buona sorella mi aiutassi invece a ottenere il contrario con meno fatica e più in fretta di quel che ho fatto finora.

 

Moda. Già ti ho raccontato alcune mie opere che ti hanno giovato molto. Ma si tratta di inezie se paragonate a quelle che ora ti dirò. A poco a poco, ma molto in questi ultimi tempi, per aiutarti ho reso fuori moda e fatto dimenticare le fatiche e gli esercizi che servono al benessere del corpo, mentre ho introdotto e fatto apprezzare numerose pratiche che distruggono il corpo in mille modi e che accorciano la vita. Inoltre, ho introdotto nel mondo tali usanze e abitudini che la vita stessa, sia nel corpo che nell’animo, è più morta che viva, tanto che questo secolo si può ben definire il secolo della morte. Mentre un tempo non avevi altri possedimenti che le fosse e le caverne, dove seminavi ossa e polvere al buio, sementi che non danno frutto, adesso hai terreni al sole e persone che si muovono e camminano, cose di tua proprietà anche prima di mieterle, anzi, appena nascono. Inoltre, mentre in passato eri odiata e denigrata, oggi per merito mio chiunque ha un po’ di cervello ti prega e ti loda, preferendoti alla vita, e ti vuole tanto bene da invocarti e da volgere gli occhi a te come alla propria maggiore speranza. Molti si sono vantati in passato di voler diventare immortali, cioè di non morire del tutto e di sottrarti una buona parte di sé. Si trattava di frottole, perché anche se costoro vivessero nella memoria degli uomini, vivrebbero in modo ridicolo e non godrebbero della loro fama più di quanto patirebbero per l’umidità della sepoltura. In ogni modo, poiché questa questione degli immortali ti scottava, sottraendoti onore e reputazione, ho eliminato quest’usanza di cercare l’immortalità e anche quella di concederla nel caso che qualcuno se la meritasse. Stai certa, quindi, che oggi chiunque muoia non lascia di sé un briciolo che non sia morto, e fila subito sotto terra tutto quanto intero, come un pesciolino trangugiato in un boccone, con la testa e le spine. Per amor tuo ho fatto tutte queste cose, finora, che non sono poche, per accrescere il tuo potere sulla terra, come poi è successo. A questo scopo sono disposta a fare ogni giorno altrettanto e ancora di più. È con questa intenzione che ti ho cercata e mi sembra proprio il caso che noi da ora in poi non ci separiamo l’una dall’altra, perché stando in compagnia potremo consultarci sul da farsi per prendere le decisioni migliori a seconda dei casi e su come portarli meglio a termine.

 

Morte. Hai perfettamente ragione, d’ora in avanti faremo proprio così.

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